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| Rassegna stampa TARZAN CONTRO L'IBM |
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BLOW UP luglio 2007
Altra combriccola di geniali svitati, altro sviluppo da un Mogli&Buoi che fu:
demmo conto di Amore quando erano unsigned e selvaggi, oggi si stendono sulle mani delicate di Aiuola e seguitano a farsi trasportare da convincente abilità dei singoli -tutti con un passato o un presente quotati - e dalla verve lirica dell'aretino Alessandro Fiori (Mariposa).
Alle già note e toscanissime Lapo68 (p-funk ammazzasette), Le dighe dell'Enel e Riga gli sportelli -entrambe nel crocicchio fra il Vernacoliere, il primo Benigni, il teatro di Chiti e il Guccini epafànico- uniscono nuove beffe veloci e ritmate come la retrò Verifico, il camposcuola coprolalico di Polaroid, il blues Villa Wanda che fa nomi e cognomi in tempi di presunta seconda P2 e in odore di Storie Tese. Pretendere omogeneità da un collettivo dotato o da un oscillante fantasista dalla parola visiva sarebbe ingenuo; ma in "Tarzan contro l'IBM" quasi ogni frase fa storia, e rende gli Amore (diversamente) imprendibili.
Nota curiosa per il font 'marziale' e la foto plastica della copertina, più che ironica, come estremamente appagante è il disco.
(7/8)
Enrico Veronese
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VOMITO MERDA luglio 2007
The dark side of the rece
Ovvero: come riciclare il solito stream of consciousness in modi nuovi e originali.
Scopiazzatura di quel tizio che fa la scheda degli intervistati in un programma di La7 del quale non mi sovviene il nome (né del tizio, né nel del programma)
Amore - Tarzan contro l'IBM
Cosa ci fanno quattro dotati musicisti...
... No, no, non va bene. Un'apertura così, manco Fegiz la fa più... Neanche i marchettoni di Mollica al Tg1... Vabè, Mollica la usa ancora... e non è un buon motivo per usarli io, cazzo. Ci vorrebbe un incipit, originale, non so, un
Chapeau. Questi quattro squilibrati...
Aridaje con 'sto "squilibrati"... Eppure ce ne sarebbero di cose da dire... Il basso, perdìo, senti che basso, questi Amore son proprio ganzi a suonare... Finalmente una ventata d'ossigeno, ne si aveva bisogno... Ed io che pensavo che dai Baustelle non potesse uscire nulla di buono... Pochi cazzi, questi suonano. Pesci ricorda un po' Lapo68, tutti e due grandi pezzi, arrangiati da Dio... Vabè, Lapo è una hit, oramai. Mai una nota fuori posto, mai un pezzo un po' moscio...
Ecco, forse Pitbull, che non mi fa impazzire... Da metterlo tra parentesi, tipo
(unica nota stonata, "Pitbull", pezzo francamente dimenticabile)
Ma per il resto è tutto perfetto, cristodio. Bello, va via che è una meraviglia, son due giorni che ho in testa "Riga gli sportelli" quando mi sveglio. Mi farà ammattire quel pezzo malefico. Una ballata di Branduardi, fatta bene, però. "Riga anche le cosce da standista da bordello/fallo con l'ombrello". Fantastico. Poi Battiato tutto, nella seconda parte di "Bentro una busta". Poi che altro... "Susy del far west" è un capolavoro fottuto, nevrotico... "Tutta colpa di quel co.co.co./ nel reparto della telefonia"... E' zappiano, nella maniera più pura. Originale. Si vede che si divertono, che cazzeggiano, ma cazzeggiano talmente bene che ti ritrovi a cazzeggiare con loro... Ecco, questa è da mettere. Bellissima "Dischi volanti", bellissima "Verifico"... Ma poi uno fa prima a dire cosa non è bello di 'sto disco qua... Poco. Ma proprio poco. "Porco Diaz" la voglio alle manifestazioni, che una risata li seppellirà, a 'sti sbirracci da quattro soldi... Basta, incensiamoli, a questi, qua. Incensiamoli come meritano... Solo che 'sto cazzo di incipit... Vabè, beviamoci sopra, domani qualcosa mi verrà in mente.
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INDIEPOP luglio 2007
Nonostante la sua apparente sovversione, "Tarzan contro l'IBM" è il superdisco d'un supergruppo di superdotati musicisti della scena italica.
Ed ogni nota qui dentro sta al suo posto come sulla cartella clinica d'un finto pazzo.
Il puzzle è mirabile: quattordici tasselli che bastano a fornire (anche sparpagliati) un'immagine genialoide, eppure agli esatti antipodi dell'"improvvisatività" che occorre ad un genio per schizzare pareti con colori veloci, già disposti nella mente prima che sulla vista.
Voglio significare che l'esordio per Aiuola degli Amore è un disco che assembla affettatamente tante profluviose gioviali scemenzine musicali e testuali fino a farne un'opera maiuscola ed unica d'Arte Cazzona.
Un Manifesto Precipuo di Dams Rock (sia questa una categoria metafisica più che filologica).
Cattura con melodie minime, che precipitano i Pavement entro una strutturazione che poco dista dal progressive; si fa ricordare più per una vibrazione di cervelli piuttosto che per un succo di cuore; con un paragone beatlesiano è un bianc'album senza squarci lirici, dove l'ordinata successione delle note si sfoglia come un album fotografico ricco di sorprese formali ma con la pausa pranzo che incombe.
L'ammirazione che suscita un'opera siffatta è ripartita fra la meticolosità di arrangiamenti sempre calibrati (forse troppo?) e fantasiosi, parolame orizzontalmente surreal/creativo, un po' di Zappa ed un po' di Cazzuola.
Allo stesso tempo "Tarzan contro l'IBM" è proprio una bella contraddizione: vive di trasgressioni eppure è ordinatissimo; è fuori di testa e contemporaneamente ultra-consapevole; è divertito ma tetragono nel suo divertimento; sopra le righe permanentemente a tal punto che aver riempito qualche riga sarebbe stato funzionalmente più trasgressivo.
Sfugge. E' un disco anguilla. Molto bello. Molto freddo.
Che non dice nulla, ma lo fa benissimo.
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ROCKLAB luglio 2007
A due anni di distanza da quell’ep autoprodotto, 'I tendaggi del primo semestre' - il quale stoicamente trova ancora spazio tra i cd della mia automobile - ecco l’esordio ufficiale dei toscani Amore su Aiuola dischi.
'Tarzan contro l’Ibm' soddisfa le attese, anche se non proprio del tutto. Oltre a riproporre, giustamente, i due brani meglio riusciti dell’autoproduzione (“Le dighe dell’ENEL” e quel piccolo capolavoro di “Lapo68”, ormai hit estiva da lungo tempo), si ha un altalenante equilibrio tra brani perfettamente riusciti e altri buoni ma meno convincenti.
Quello che conta è che si tratta di un gran bel cd, allegro e scanzonato, suonato divinamente e con al suo interno vere e proprie gemme musicali, come la attualissima “Porco Diaz”, nella quale il tema del g8 genovese viene trattato con un’ironia totalmente inedita e coinvolgente accoppiata a scelte melodiche fenomenali, dando vita al brano migliore del disco; oppure come nell’intermezzo barocco “Riga gli sportelli” o nella freschissima cavalcata rock “L’uva passita”.
In definitiva un ottimo album, un altro accattivante biglietto da visita per gli Amore, sempre più sul punto di dare al pop italiano un vero e proprio capolavoro, con ironia, talento e intelligenza.
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a www.soound.com
26 gennaio 2007
Diciamo
subito che non si tratta di un proposito da considerare in maniera completamente
letterale! Piuttosto bisogna spiegare cos’è quest’amore,
e perché lo stiamo aspettando.È presto detto: Amore è il
nome, che non teme rivali, di una delle più entusiasmanti e promettenti
band italiane degli ultimi anni.
Ciò che stiamo aspettando è il
loro primo album – attualmente
in fase di lavorazione – “Tarzan contro l’ IBM” (per
amore della verità vogliamo dire che il titolo era deciso ben
prima dell’uscita del “Caimano” di Moretti in cui si
trova un quantomeno affine “Maciste contro Freud”!!!) di
cui attendiamo l’uscita da circa un anno ma che ancora non si è deciso
a venire alla luce.
In effetti il loro nome basterebbe ad evitare qualsiasi
spiegazione o descrizione…comunque…Amore sono
toscani; sono cinque (o sei?!); e si autodefiniscono “la nazionale
degli scarti”: Alessandro (voce) è un ex dei Mariposa, Samuele (batteria) è un
ex dei Baustelle, Gionni (basso) e Massimo (chitarra) sono
entrambi ex della band di Benvegnù, Guglielmo (cordofoni
ecc.) è un ex della band di Andrea Chimenti. In tutto ciò “ex” sta
per scaricati! Ma, ad ogni modo, per quanto si definiscano scarti bastano
i loro curricola (in quello di Guglielmo troveremmo i Tuxedomoon!!!!)
per intuire che si tratta di musicisti veri e propri, e di ciò ci
si accorge immediatamente ascoltando il loro unico lascito discografico
fino a questo momento, l’ep “I tendaggi del I semestre” scaricabile
gratuitamente dal loro sito www.amore.net.ua.
La qualità della fattura ed il gran lavoro sul suono – che
colpisce per intensità e pulizia – sono le prime caratteristiche
a cui si presta attenzione e che non sempre ci si aspetterebbe da gruppi
che si autoproducono completamente. Per quanto riguarda il genere musicale
chi più ne ha più ne metta!Nella loro pagina su Myspace
scrivono: rock, ambient, punk (e
come dargli torto!); ma si potrebbe anche aggiungere la new wave e magari
un certo gusto per la psichedelia rintracciabile anche nei testi surreali
e deliranti di Alessandro (dal cervo che va in moto a visitare le dighe
di “Le dighe dell’Enel” alla sorta di steam
of consciuosness di “Lapo 68”, all’approccio
vernacolare di “Un tianu intreu”, ai giochi di parole
come l’insuperabile “Diana Ross smoke diana rosse”!!!!);
tra le influenze dichiarate: Talking Heads, Zappa, Xtc, Belew,
Squallor (!).All’interno di questo piccolo gioiellino
spiccano il funky (con deriva elettro-noise) assolutamente trascinante
di “Lapo 68”,
il punk-no-wave di “Your booth pink”, ma anche il
capolavoro d’arrangiamento “Un tianu intreu”,e – è inutile
classificare…sono tutte belle!!! – i calibrati intarsi di
piccola elettronica presenti un po’ ovunque. Insomma, si tratta
veramente di un ascolto imprescindibile e di un gruppo da non perdere.Bene,
ora che li conosciamo un po’ meglio possiamo tornare ad
aspettare l’album (che può darsi sia totalmente altro, ma
che dovrebbe uscire entro il prossimo febbraio), ad ascoltare il loro
ep come palliativo contro i morsi dell’attesa.
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ROCHKSHOCK
maggio 2006
I tendaggi del primo semestre è il titolo del loro lavoro d’esordio.
Poliedrici, ironici, a tratti geniali. Gli Amore sono proprio un amore
di band. E ci fanno scaricare gratis il loro Cd:
I tendaggi del
primo semestre (Cd, Autoproduzione, 2005) - art-rock - 8/10
C’è poco da sghignazzare. Pensateci bene: quanti musicisti
stranieri adottano nomi improbabili? Volendo entrare nel nostro caso specifico,
già quarant’anni fa ci avevano pensato i Love, ve li ricordate?
Se gli Amore si chiamano così un motivo ci sarà anche se
forse non c’è: sono uno dei gruppi più fichi in circolazione
e se lo possono permettere, insieme a una fortissima dose di autoironia.
“Come vi chiamate?” “Ammore….” I ragazzi
vengono da Arezzo e sono tutti ottimi musicisti provenienti da esperienze
diverse e collaborazioni singolari: Mariposa, Baustelle, Benvegnù,
Parente, insomma non abbiamo a che fare con dei novellini ma con gente
di grande talento e i Tendaggi del primo semestre ne sono la chiara dimostrazione.
Lavoro breve ma intensissimo di suggestioni, è operazione ardua
sbrogliarne il filo dei riferimenti musicali che lo compongono. Gli Amore
aspirano al pop e all’immediatezza, ma dentro ci mettono la lezione
di Zappa e di Beefheart e la follia modernista di un gruppo come i Pere
Ubu (Your Booth Pink), unite all’indole low-fi da scemo del villaggio
di Beck (Le dighe dell’enel) più un pizzico di psichedelia
alla Barrett. E non è cosa facile farlo con così tanta classe
e ironia. E poi in mezzo c’è il tormentone. Perfetto, rotondo
e cotto al punto giusto, ecco Lapo 68, il pezzo wave-funk definitivo,
già un piccolo cult. I testi sono deliri visivi aperti a un plurilinguismo
surreale e citazionista degno di un incrocio tra il Battiato di molti
lustri fa ed Ettore Petrolini – “Diana Ross smoke diana rosse
matt bianco make banco matt only lies in my shortly book”(Un tianu
intreu). Altro che avanguardia. Qui pare che dosi di trip puro siano state
innietate direttamente nel programma di scrittura o nel foglio destinato
ad accogliere le parole. Storie di cervi che “sognavano di avere
una moto da mettere in moto per visitare le dighe dell’ enel”
(Le dighe dell enel) e di giovanissimi nerd da campeggio chiusi nel loro
mondo da manga giapponese – “ Butti i mostri sopra la roulotte
con lo scudo a conchetta salvi il mondo senza fretta sei ancora innamorato
di Lamù” (Mega).
Aspettiamo il capolavoro.
PS. il cd è interamente scaricabile dal loro sito, cover compresa…eh
si, sti Amore sono proprio un amore...
Stefania Buonaguidi |
da rockit
23 gennaio 2006
Amore. Come evitare la banalità di
fronte ad un simile nome? Scappando a gambe levate da parole (ce n'è
un sacco!) con la medesima desinenza in modo da non favorire rime baciate?
Ammettiamolo, Alessandro Fiori ci ha fregato anche questa volta. Non ha
aspettato nemmeno che lo ascoltassimo e ha deciso di spiazzarci subito,
innanzitutto affrancandosi dai Mariposa, quindi unendosi a musicisti talentuosi
e dai percorsi obliqui e, infine, chiamando il tutto in quel modo, Amore,
a lasciar intravvedere chissà quali possibilità, a soffiar
via la polvere da una parola per farla tornare concetto semplicissimo
e imprescindibile. Di primo acchito non si può che sorridere incuriositi,
captando l'ironia di fondo e partecipandovi in quanto esseri umani, poi,
quando la musica parte non si può fare altro che prenderne atto
e ringraziare per tanto genio malato distillato in canzonette di pop leggero
ma solo apparentemente facile. Nessuno mai, per quel che ne so, aveva
immaginato la storia di un cervo che sogna di visitare le dighe dell'Enel,
e anche se fosse, s'era ben guardato dal narrarla con una musichetta country-folk
ammiccante: qui siamo oltre il "Vitello" di eliana memoria,
il boschetto della fantasia diventa un intero e assurdo microcosmo in
cui qualsiasi cosa può aspirare ad una sua apocrifa dignità.
Versi come “Diana Ross smoke diana ross” sono perfettamente
plausibili, immagini come quelle di “Lapo 68” (scritta e registrata
ben prima delle recenti avventure del rampollo torinese) sono quelle di
una realtà passata al setaccio in cerca di aspetti quanto più
scabrosi e bislacchi. Non si taccia infine di melodie che sanno andare
per i fatti loro imponendo di seguirle, di una musica che riesce a essere
multiforme e colorata rinunciando a inutili orpelli: prendete la poetica
del summenzionato gruppo madre, spingetela oltre le Colonne d'Ercole del
suo immaginario e la troverete ad abbronzarsi arenata in secche di sapido
pop britannico. È solo un demo, ma c'è di che meravigliarsi,
ghignare soddisfatti e vedere le cose da un'altra prospettiva, attendendo
trepidanti l'album che verrà (le registrazioni volgono al termine
mentre scrivo) e concedendo un'altra chance all'Amore, con la A maiuscola.
Nicola Bonardi
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Da Indie-Eye
Gli Amore: i wanna be your POP!
La rete riserva sorprese inquietanti, e se non fosse stato per questo
blog probabilmente non mi sarei imbattuto cosi presto nella musica degli
Amore, combo di sghembi fiorentini apparentemente innocui a partire dal
nome, ma con qualche traccia genetica rilevante nel curriculum; Samuele
Bucelli (Batteria, Glockenspiel, voce) è un Ex Baustelle, Gionni
Dall'orto (basso, glockenspiel, voce) suona con Marco Parente e Paolo
Benvegnù, Guglielmo Gagliano (chitarra, solton) collabora con Enrico
FInk Alessandro Fiori (voce, chitarra) bazzica il clan dei Mariposa Massimo
Fantoni (chitarra, chitarra e chitarra) ha un curriculum spaventoso che
oscilla tra la partecipazione al Pippo Chennedy show come session man,
fino alla collaborazione con artisti del calibro di Andrea Chimenti, Giancarlo
Onorato, Teresa De sio, Consorzio Produttori Indipendenti e altri per
i quali, ci dispiace, non c'è sufficiente spazio per poterne far
menzione in un post. Se fate un veloce calcolo, gli Amore si portano dietro
pezzi e schegge del miglior rock indipendente made in italy che atualmente
sia possibile ascoltare, nonostante la band sia ancora in quella fase
che oscilla tra l'autoproduzione e l'imminente esplosione in qualcosa
che non siamo in grado di prevedere; tant'è hanno ricevuto una
certa attenzione dalla stampa specializzata (Blow Up in primis) e a giudicare
dal loro sito, c'è un gran fermento intorno a concerti, download
e la preparazione di un nuovo disco. Ma quello che è più
interessante, è l'impasto sonoro totalmente schizoide che l'achimia
degli Amore riesce a mettere insieme con un amalgama di riferimenti davvero
impressionante. Nella breve biografia che hanno inserito nel loro sito
grazie ad un illeggibile PDF (hanno decisamente bisogno di un webmaster)
gigioneggiano sulle possibili influenze del suono che producono, sciorinando
senza vergogna i nomi di Xtc, Talking Heads e Adrian Belew. Sull'ultimo
nome, anche solamente leggendo la composizione della line-up, non dovrebbero
esserci dubbi; la duttilità della chitarra di Massimo Fantoni,
autore insieme al contrabbassista Francesco Tomei di uno degli episodi
più convincenti e sperimentali della defunta collana i Taccuni
prodotta per CPI, è una garanzia di ricerca e di possibilità.
In effetti l'ascolto del primo EP degli Amore, intitolato I tendaggi del
primo semestre, e interamente scaricabile da questa pagina web, fa pensare
ad un approccio colto verso le intuizioni più difficili della no
wave senza tempo; piuttosto che un'ennesima salsa alla Franz Ferdinand,
gli Amore sono capaci di servire uno spettro sonoro ricco di invenzioni,
progressivo nel senso originario del termine e assolutamente divertente.
Per chi scrive ci sono molti livelli d'interesse e soprattutto un genuino
filtro Zappiano che passa attraverso il caleidoscopio deviato di Capt.
Beefheart e la follia anti-folk di TFUL282; ma attenzione, il tutto con
un bel sigaro piantato dritto dritto nell'occhio dello spettatore, ovvero
il manifesto a là XTC che ricorda costantemente di non crederci
troppo gridando, This is Pop!
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Da Blow Up, Settembre 2005
A chiamarsi Amore aveva provveduto solo Arthur Lee: è così
facile pensarci e altrettanto impegnativo deciderlo… tutte cose
note al quartetto toscano, un vero e proprio supergruppo comprendente
Alessandro Fiori dei Mariposa, Massimo Fantoni (CSI, Teresa De Sio ...),
Gionni Dall’Orto (nelle backing band di Parente e Benvegnù),
e un ex batterista dei Baustelle, Samuele Bucelli. “I tendaggi del
primo semestre” è il loro parto autoprodotto, primi a non
prendersi sul serio quando tratteggiano personaggi dropout (Le dighe dell’Enel)
con lo spirito delle filodrammatiche di provincia, in continua e bonaria
presa in giro reciproca; o quando s’inteneriscono su un bimbo (Mega)
disincantato e un po’ autistico in un campeggio di tanti mondiali
fa. Le sei tracce spingono sulle similitudini zonali, da Bobo Rondelli
/ Ottavo Padiglione (‘Questo è un blues suonato in tre quarti,
questo è un blues delle nostre parti…’) ai romanzi
antimoderni di Luciano Bianciardi, ma per quanto dirette –anzi colloquiali-
risultano ben poco autoreferenziali: il vibrante p-funk di Lapo 68, imbonitore
con un’unica soluzione, è percepibile correttamente a nord
come a sud grazie al mirato uso di citazioni random e groove irresistibile.
Quarti di nobiltà empia e gaglioffa, come il Conte Mascetti di
‘Amici miei’…
Enrico Veronese
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DE MUSICA ALTERQUE blog
Ringraziando un mio lettore, possiamo sentirci questa nuova band AMORE,
gruppo italiano di buon rock che sono usciti nel 2005 con questo loro
primo lavoro: un interessante e bello EP demo intitolato I TENDAGGI
DEL PRIMO SEMESTRE; la loro musica è qualcosa che sfrutta
alla perfezione le esperienze dei componenti e che sa essere qualcosa
di nuovo e divertente senza perdere un certo gusto per le sperimentazioni.
Questi "toscanacci" sono:Samuele Bucelli (Batteria, Glockenspiel, voce)
un Ex Baustelle,Gionni Dall’orto (basso, glockenspiel, voce), Guglielmo
Gagliano (chitarra, solton), Alessandro Fiori (voce, chitarra) dei Mariposa,
Massimo Fantoni (chitarra,). Siamo in attesa del nuovo album di debutto
intitolato: Tarzan Contro L’ibm.
Voto: 9+
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MESCALINA
Già un nome come “Amore” per una band è indice
di una posizione insolita, quasi che i protagonisti volessero presentare
tutta la loro voglia di giocare con i luoghi comuni, rischiando di apparire
loro stessi un luogo comune. Il titolo delL’Ep poi, “I tendaggi
del primo semestre”, sembra voler aumentare la dose di bizzarria,
forse per celare le proprie velleità artistiche e per non lasciare
stagnare la musica in un eccesso di serietà. E che dire della copertina,
una sorta di manifesto post-comunista che potrebbe essere uno sberleffo
ma anche un distintivo di appartenenza? E la conferma ultima, o prima
se volete, viene quando si va a scoprire chi sono i componenti degli Amore:
Alessandro Fiori (Mariposa), Gionni Dall’Orto (Soundabout, Marco
Parente, Paolo Benvegnù), Massimo Fantoni (Marco Parente, Andrea
Chimenti, Paolo Benvegnù) e Samuele Bucelli (Baustelle), ovvero
musicisti che si stanno proponendo in modo sempre più evidente
con un approccio che ha in ognuno qualcosa di bizzarro. Questa band è
quello che gli americani chiamerebbero un sideproject, ovvero un progetto
secondario: forse una valvola di sfogo, un modo per sentirsi più
liberi da quello che la propria carriera impone. I sei pezzi qua presentati
infatti suonano paralleli e complementari alle musiche di ognuno dei protagonisti,
concedendo loro di muoversi a proprio piacimento, seguendo un percorso
meno stabilito, meno concettuale. Non a caso tra i riferimenti degli Amore
possiamo mettere Enzo Jannacci e gli XTC: da una parte quindi un desiderio
di una canzone viva e simbolica, senza peli sulla lingua, e dall’altra
la spinta ad un suono in cui rock e pop non si vergognano di provare reciproca
attrazione. Gli Amore cantano in italiano ed anche in inglese, divertono
e si divertono sfruttando anche qualche passaggio demenziale per mascherare
la propria intelligenza. Mi viene da dire che sono un gruppo punk, più
per come si pongono che per come suonano. Ogni pezzo mira a sfatare stilemi
che sono diventati fondati e fondanti: “Un Tianu Intreu” sfotte
un bel po’ di musica anglofona, “Lapo 68” strizza l’occhio
agli anni ’80, “Le Dighe dell’Enel” va a pizzicare
l’elettropop e “Your booth pink” suona come una parodia
di tanto rock moderno giocato su incessanti spinte ritmiche. Sono dei
burloni gli Amore: ascoltare questo cd è come assistere ad uno
spettacolo di clown, con dei professionisti che si divertono come bambini.
Dietro ad ogni battuta si cela un piccolo cameo: scrittura, arrangiamento
ed anche il suono godono di sé stessi. E i pezzi usufruiscono di
uno spazio su cui gli strumenti si dedicano a ricamare soprattutto con
le tastiere o con alcuni giochetti ritmici. Forse la colpa di tanta complicità
è da ricercare nell’amicizia che lega questi musicisti o
nell’(inconscia) passione per il rock’n’roll, ma in
ogni caso abbiamo una manciata di canzoni che rimangono in testa ancora
prima di realizzare quanto e come siano suonate.
Christian Verzeletti
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DISCANTO
Prendi un Mariposa, quello che sta alla voce e che scrive i testi strani
(Alessandro Fiori), un bravo chitarrista (Massimo Fantoni, che comunque vuol
dire qualità), un altro bravo bassista (Gionni Dell'Orto), e un batterista
da cantiere (l'ex Baustelle Samuele Bucelli), mischi il tutto e ti vengon fuori gli Amore. Che sono proprio un bel gruppettino. Cosa fanno gli Amore?
Fanno la musica pop, quella dei Bealtes e degli XTC, ma più stralunata e
acidula. E sono demenziali e comunisti (che il loro disco non te lo fanno pagare ma lo trovi gratuito), e pure rockstar (Un tianu interu) e
cantastorie di quelle storie che non sono mica facili da cantare (come quella de Le dighe dell'Enel, storia di un cervo che salva i souvenir delle
edicole delle stazioni ma vorrebbe andare a visitare le dighe dell'Enel). Insomma fanno un sacco di cose e le fanno tutte bene e si vede che si
divertono. Prima o poi faranno anche un disco, ma intanto andate sul sito scaricatevi il demo che si chiama "I tendaggi del primo semestre" e
leggetevi anche i sapidi raccontini presenti. Mi raccomando datemi ascolto, non vi voglio fregare: non sono mica Vanna Marchi e voi non siete gli
imbecilli che la chiamavano.
Vero?
sciarade
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ROCKLAB
Già dalla loro presentazione si capisce che questi Amore sono dei
pazzi totali, ma del resto leggendo la biografia del gruppo si capiscono
subito molte cose. Infatti alla voce troviamo Alessandro Fiori, il cantante
di quel fantastico gruppo che sono i Mariposa, a batteria, basso e chitarra
esperti musicisti provenienti da esperienze con Baustelle, Benvegnù,
Chimenti, Parente eccettera. Beh per leggervi chi sono andate sul loro
sito. Parlando di musica il loro demo è veramente un ottimo lavoro,
e cosa assai più importante fa sperare veramente tanto di ritrovarsi
prima o poi ad ascoltare un lavoro completo di questo quartetto. Gli Amore,
gruppo inventore del famoso ‘punkjannacci’ e di favole per
tutte le età, propongono al pubblico musica a 360 gradi: anzi,
365! Così si presentano sul loro sito, e effettivamente come dargli
torto? La loro musica è qualcosa che sfrutta alla perfezione le
esperienze dei componenti e che sa essere qualcosa di nuovo e divertente
senza perdere un certo gusto per le sperimentazioni. Il demo si apre col
brano "Cara madonnina", una sghemba nenia che viaggia tra l'allucinato
e la metafora ironica adagiandosi su una base scarna, fa da perfetta introduzione
al loro lavoro. Segue "Un tianu intreu", piacevole ballata schizoide
e acida tra l’italiano, il dialetto e l’inglese. Alla terza
traccia si è davanti a un possibilissimo singolo: “Lapo 68”
è divertente, orecchiabile e solare. Del resto che dire di un brano
che negli ultimi giorni mi sono trovato spesso a canticchiare? Veramente
un’ottima canzone, il ritmo è perfetto e quella parte strumentale
finale mi piace davvero tantissimo. “Le dighe dell’enel”
è il brano che mi ha colpito meno… l’ho trovata un
po’ sottotono rispetto al resto della produzione. È comunque
un brano passabile, ma, almeno con me, non ha avuto l’impatto delle
altre tracce, per quanto quei due cambi di ritmo siano molto molto belli
non mi ha impressionato. Il perfetto contrario del quinto brano. “Mega”
per quanto sia una nenia molto semplice e pulita ha quella “personalità”
che ne fa un’ottima canzone. E anche questa facilmente resta in
testa. La conclusiva “Your booth pink” si discosta dal resto
del lavoro degli Amore. Attinenza punk, veloce, stramba e potente con
quel basso sghembo. Mi piace un sacco. Gli Amore dimostrano di avere davvero
ottime idee e una capacità di composizione notevolissima. Vi consiglio
davvero di cuore di andare a visitare il loro sito e di scaricare il
loro demo, basta ciccare qua: www.amore.net.ua.
Spero davvero di trovarmi presto
fra le mani un lavoro completo di questo gruppo, potrebbe essere nteressantissimo.
Daniele Guasco |