| Rassegna stampa TARZAN CONTRO L'IBM |
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www.aggiotaggioweb.it
Amore
“Tarzan contro l’Ibm”
Aiuola Dischi
È ormai ufficiale. È nata una nuova religione: la religione dell’amore. O meglio: la religione degli Amore. Forse dovevamo essercene già accorti dai pesci nell’acquario, gonfi e girati all’in su e soprattutto rossi come rosso è l’Amore (che ha anche un sito: www.amore.net.ua) e il suo primo disco. “Tarzan contro l’Ibm” si intitola ed è giusto che sia così, percorso com’è da lotte interne e muri invisibili a guardia di muri ancora più grandi, difesi da pitbull che custodiscono ulteriori muri al loro interno (“Pitbull”). Una lunga lotta (amorosa) tra eros e techne, che si srotola con le movenze ubriache di un cantautorato sbilenco (in bilico tra Skiantos e Rino Gaetano) e vorticosi labirinti metaforici musicalmente variegati (dai Talking Heads a Zappa, passando attraverso assortiti pastrocchi beefarthiani). L’Amore sprofonda negli abissi dei doppi sensi (“Porco Diaz”, sui misfatti genovesi, da pelle d’oca), si incaglia tra le scogliere del non sense più vischioso (“Uva passiva”), a recuperare il proprio cervello caduto sul fondo, guizzante come un pesce rosso (“Pesci”). Come a carnevale, ogni scherzo vale, tutto è permesso (“Villa wanda”), anche chiudere Mimmo e Delfina perché facevano i panini con le unghie sporche (“Al mio paese”). E anche se tutti non possono stare senza fatturare, con il pensiero alla vacanza sul Nilo, una figura cui aggrapparsi rimane ancora: il cervo che salvava souvenir dalle edicole delle stazioni e voleva andare a vedere le dighette che tira su l’Enel (“Le dighe dell’Enel”). Vi auguro di incontrarlo.
Francesco Giordani
OndaRock
AMORE
Tarzan Contro L’ibm
(Aiuola) 2007
alt-rock, songwriterdi Michele Saran
Dai Mariposa (primizia dell’intera storia del rock italico), il cantante e polistrumentista (e paroliere) Alessandro Fiori ora dispensa Amore. Più che di una band parallela convenzionalmente intesa, trattasi di un’idea. Il nucleo germinale parte ovviamente dall’eccentrico vocalist, che nel 2004 decide di circondarsi d’esimie personalità del panorama nostrano (tra cui musicisti di Baustelle e Marco Parente), e di estendere le nuove canzoni, composte a debita distanza dai Mariposa (ma dei quali prosegue lo spirito dada), dalla mente cantautoriale al feeling di gruppo.
Dopo un valido Ep di debutto, "I tendaggi del primo semestre" (autoproduzione, 2005), già impeccabile mistura di Canterbury-sound, variazioni sul tema del songwriting italico, new wave melodica e generose dosi di fantasia surreale, gli Amore danno alle stampe il primo disco vero e proprio, su Aiuola Dischi. Il pezzo forte del primo Ep, "Lapo 68", un distinto sprint che evoca un Wyatt dolente spalleggiato dai Contortions, si ritrova così rimissato e ampliato (soprattutto nell’uso degli effetti elettronici e delle percussioni), a comprendere una coda rumoristica arricchita di chitarra aspramente cacofonica alla Caspar Brtzmann, e sax demenziale alla Beefheart.
I pezzi nuovi non sfigurano, anche se talvolta perdono in fluidità. "Uva passiva" è però un college-pop stralunato stile Camper Van Beethoven, e la successiva "Pitbull" è un nuovo numero canterburyiano-dadaista con sezione ritmica puntuta, armonie vocali arcaiche alla Csi e caciara finale. "Verifico", a base di chitarra acustica e radiofrequenze, e "Le dighe dell'Enel", numero marziale alla Jannacci con inserzioni tropicali-salsa a mo’ di pianola Bontempi, occupano la regione più revisionista dell’opera. "Porco Diaz" (dedica sui generis ai fatti del G8 di Genova, luglio 2001, ndr) è una piece di travestismo, di arrangiamenti a incastro e a impasto (electro-pop sconnesso, musichetta da camera per matrimoni, folk parrocchiale con fischiettio da Giovani Marmotte, psych soffice, ammucchiata finale), mentre "Susy del Far West" è una corsa schizoide tutta d’un pezzo à-la Pixies (o una beata presa per i fondelli dei Tre Allegri Ragazzi Morti).
La rimanenza aggiunge di volta in volta idee e ideuzze che squilibrano (per esagerazione o per contrasto) i registri di partenza. "Lucio ha perso i denti", la chiusa, perturba un tranquillo stile tardi Afterhours con una quantità di trovate (coretti beat, effetti electro da idioti, chitarra con delay pronunciatissimo etc.), "Riga gli sportelli" delinea una chitarra trobadorica e un accompagnamento barocco da camera fino a slabbrarsi nei toni da cantore di almanacchi, "Dentro una busta" cita gli Stars (o i colleghi Valentina Dorme), ma si rimangia tutto tramite un tango malefico e una cantilena monotona e sardonica. E così via.
Anticipato da un’assidua attività live e da un’inorgoglita attitudine, è il progetto più borgesiano dello scrivano dell’assurdo Mr. Alessandro Fiori. Aiutato da un rodato supporto di produzione, missaggio e accompagnamento, acquisisce sostanza, orecchiabilità, e imprevedibile scatto ritmico, ma non evita le sburre della forma-canzone, e carica il linguaggio d’effetti extra-linguistici che farciscono il nonsense di puntelli vieppiù ornamentali.
Copiosa la pletora di percussioni a firma Samuele Bucelli, ma sono notevoli pure i flauti barocchi di Federico Maria Sardelli (cui l’intero albo è dedicato) in "Riga gli sportelli", già apprezzatissimo direttore d’orchestra, musicologo, fumettista, nonché collaboratore del leggendario giornale satirico "Il vernacoliere".
(27/09/2007)
FUORI DAL MUCCHIO
www.ilmucchio.it
Tarzan contro l’IBM
Aiuola
Alessandro Fiori (Mariposa), Gionni Dall’Orto (Articolo 31, Marco
Parente, Paolo Benvegnù, Soundabout), Guglielmo Ridolfo Gagliano (Andrea Chimenti, Paolo Benvegnù), Samuele Bucelli (Baustelle).
Questi nomi – e i curricula – dei membri degli Amore. Difficile, insomma, considerarli degli esordienti, sebbene questo sia il loro primo disco insieme.
Invece, pur suonando come il prodotto di musicisti di grande esperienza (e talento) e all’apice della loro creatività, “Tarzan contro l’IBM” riesce ad avere dalla sua anche tutta la scanzonati incoscienza di chi si è appena buttato in una nuova avventura, e non ha paura di mettere al fuoco tantissima carne. Volendo fare un mero discorso di generi e stili, infatti, il rischio è quello di perdersi tra nomi e riferimenti, tra schegge punk e cantautorato sghembo, tra pop e disco music, ballate acustiche, improbabili filastrocche e tentazioni rumoristico-canterburiane. Una girandola di suoni talmente frenetica da far girare la testa, ma sempre innegabilmente piacevole e mai troppo cervellotica; il tutto grazie all’incontro fra la fantasia ironica e poetica allo stesso tempo di Fiori e contesti musicali improntati alla più ampia libertà. Con il sorriso sulle labbra (quello indispensabile anche solo per concepire l’idea di realizzare una ballata medievale e intitolarla “Riga gli sportelli”) ma anche con il cervello acceso e occhi e orecchie aperte (“Porco Diaz”).
Un caleidoscopio che ogni volta svela dettagli nuovi e sorprendenti, reso ancora più intrigante dalla presenza di ospiti di pari livello come Massimo Fantoni, Enrico Gabrielli e il musicista-fumettista Federico Maria Sardelli.
Quel che si dice un gran bell’inizio.
Aurelio Pasini
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ROCKIT
L'Amore ha un'arma infallibile, si chiama "banalità": parlare del primo scatena la seconda ed è quasi sempre un trionfo di concetti annacquati e impantanati, poesia stucchevole e filosofia spicciola. Parliamo degli Amore, allora, e come la mettiamo? Siamo in trappola, come prima e più di prima dato che sarà un attimo e ci troveremo ad usare una volta di troppo aggettivi come "geniale", "malato, "obliquo", "pop" (ammesso che sia, questo, un aggettivo).
L'amore d'altra parte prevede la sospensione del giudizio quindi perchè porsi tanti problemi? Si ama, punto e basta, inutile indagare, ci si sveglia al mattino turbati e incapaci di ogni razionalità, innamorati al punto di non aver bisogno di porsi domande.
Gli Amore di domande non se ne fanno proprio, né emettono sentenze, si pasciono del mondo e ne godono: più che cantarlo, lo canticchiano, lo fischiettano, ci si immergono beati.
La loro lingua è quella dei ritagli di giornale e dei commenti delle vecchine al mercato, dei luoghi comuni a cui ci si affeziona e delle storie(lle) da bar; le loro musiche sono quadri di Escher, illogiche e piene di armonia, pop (sostantivo?) e rock suonati con i polpastrelli che si divertono sulle corde e sui tasti, musica barocca con flauti che se la ridono sornioni, partiture rubate ai ricchi per darne ai poveri (di spirito).
C'è del gran gusto in tutto ciò, nella musica suonata per davvero, nell'urgenza comunicativa che compone il DNA delle canzoni e nello stupore eccitato dello sguardo.
Sarebbe curioso fare un giro fra i neuroni di Alessandro Fiori e sodali (gente innamorata tutto l'anno) giusto per capire che percorsi fa il loro pensiero prima di finire sulla carta e sul pentagramma, ma basta un ascolto per indovinare traiettorie non consuete, una visione delle cose così peculiare che si manifesta in ogni dettaglio e scatena spirali vertiginose di associazioni di idee e citazionismo surreale.
Tarzan contro l'IBM è, sin dall'accoppiata titolo/copertina, un brainstorming irresistibile che rispecchia la realtà da una prospettiva ubriacante, è (e siamo alla banalità) vero Amore e se, come diceva quello, "Amor omnia vincit", non resta che lasciarsi sconfiggere e trovarsi impantanati nei concetti: geniale, malato, obliquo... POP!
Nicola Bonardi,
31-08-2007
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BLOW UP
Altra combriccola di geniali svitati, altro sviluppo da un Mogli&Buoi che fu:
demmo conto di Amore quando erano unsigned e selvaggi, oggi si stendono sulle mani delicate di Aiuola e seguitano a farsi trasportare da convincente abilità dei singoli -tutti con un passato o un presente quotati - e dalla verve lirica dell'aretino Alessandro Fiori (Mariposa).
Alle già note e toscanissime Lapo68 (p-funk ammazzasette), Le dighe dell'Enel e Riga gli sportelli -entrambe nel crocicchio fra il Vernacoliere, il primo Benigni, il teatro di Chiti e il Guccini epafànico- uniscono nuove beffe veloci e ritmate come la retrò Verifico, il camposcuola coprolalico di Polaroid, il blues Villa Wanda che fa nomi e cognomi in tempi di presunta seconda P2 e in odore di Storie Tese. Pretendere omogeneità da un collettivo dotato o da un oscillante fantasista dalla parola visiva sarebbe ingenuo; ma in "Tarzan contro l'IBM" quasi ogni frase fa storia, e rende gli Amore (diversamente) imprendibili.
Nota curiosa per il font 'marziale' e la foto plastica della copertina, più che ironica, come estremamente appagante è il disco.
(7/8)
Enrico Veronese
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VOMITO MERDA
The dark side of the rece
Ovvero: come riciclare il solito stream of consciousness in modi nuovi e originali.
Scopiazzatura di quel tizio che fa la scheda degli intervistati in un programma di La7 del quale non mi sovviene il nome (né del tizio, né nel del programma)
Amore - Tarzan contro l'IBM
Cosa ci fanno quattro dotati musicisti...
... No, no, non va bene. Un'apertura così, manco Fegiz la fa più... Neanche i marchettoni di Mollica al Tg1... Vabè, Mollica la usa ancora... e non è un buon motivo per usarli io, cazzo. Ci vorrebbe un incipit, originale, non so, un
Chapeau. Questi quattro squilibrati...
Aridaje con 'sto "squilibrati"... Eppure ce ne sarebbero di cose da dire... Il basso, perdìo, senti che basso, questi Amore son proprio ganzi a suonare... Finalmente una ventata d'ossigeno, ne si aveva bisogno... Ed io che pensavo che dai Baustelle non potesse uscire nulla di buono... Pochi cazzi, questi suonano. Pesci ricorda un po' Lapo68, tutti e due grandi pezzi, arrangiati da Dio... Vabè, Lapo è una hit, oramai. Mai una nota fuori posto, mai un pezzo un po' moscio...
Ecco, forse Pitbull, che non mi fa impazzire... Da metterlo tra parentesi, tipo
(unica nota stonata, "Pitbull", pezzo francamente dimenticabile)
Ma per il resto è tutto perfetto, cristodio. Bello, va via che è una meraviglia, son due giorni che ho in testa "Riga gli sportelli" quando mi sveglio. Mi farà ammattire quel pezzo malefico. Una ballata di Branduardi, fatta bene, però. "Riga anche le cosce da standista da bordello/fallo con l'ombrello". Fantastico. Poi Battiato tutto, nella seconda parte di "Bentro una busta". Poi che altro... "Susy del far west" è un capolavoro fottuto, nevrotico... "Tutta colpa di quel co.co.co./ nel reparto della telefonia"... E' zappiano, nella maniera più pura. Originale. Si vede che si divertono, che cazzeggiano, ma cazzeggiano talmente bene che ti ritrovi a cazzeggiare con loro... Ecco, questa è da mettere. Bellissima "Dischi volanti", bellissima "Verifico"... Ma poi uno fa prima a dire cosa non è bello di 'sto disco qua... Poco. Ma proprio poco. "Porco Diaz" la voglio alle manifestazioni, che una risata li seppellirà, a 'sti sbirracci da quattro soldi... Basta, incensiamoli, a questi, qua. Incensiamoli come meritano... Solo che 'sto cazzo di incipit... Vabè, beviamoci sopra, domani qualcosa mi verrà in mente.
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INDIEPOP
Nonostante la sua apparente sovversione, "Tarzan contro l'IBM" è il superdisco d'un supergruppo di superdotati musicisti della scena italica.
Ed ogni nota qui dentro sta al suo posto come sulla cartella clinica d'un finto pazzo.
Il puzzle è mirabile: quattordici tasselli che bastano a fornire (anche sparpagliati) un'immagine genialoide, eppure agli esatti antipodi dell'"improvvisatività" che occorre ad un genio per schizzare pareti con colori veloci, già disposti nella mente prima che sulla vista.
Voglio significare che l'esordio per Aiuola degli Amore è un disco che assembla affettatamente tante profluviose gioviali scemenzine musicali e testuali fino a farne un'opera maiuscola ed unica d'Arte Cazzona.
Un Manifesto Precipuo di Dams Rock (sia questa una categoria metafisica più che filologica).
Cattura con melodie minime, che precipitano i Pavement entro una strutturazione che poco dista dal progressive; si fa ricordare più per una vibrazione di cervelli piuttosto che per un succo di cuore; con un paragone beatlesiano è un bianc'album senza squarci lirici, dove l'ordinata successione delle note si sfoglia come un album fotografico ricco di sorprese formali ma con la pausa pranzo che incombe.
L'ammirazione che suscita un'opera siffatta è ripartita fra la meticolosità di arrangiamenti sempre calibrati (forse troppo?) e fantasiosi, parolame orizzontalmente surreal/creativo, un po' di Zappa ed un po' di Cazzuola.
Allo stesso tempo "Tarzan contro l'IBM" è proprio una bella contraddizione: vive di trasgressioni eppure è ordinatissimo; è fuori di testa e contemporaneamente ultra-consapevole; è divertito ma tetragono nel suo divertimento; sopra le righe permanentemente a tal punto che aver riempito qualche riga sarebbe stato funzionalmente più trasgressivo.
Sfugge. E' un disco anguilla. Molto bello. Molto freddo.
Che non dice nulla, ma lo fa benissimo.
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ROCKLAB
A due anni di distanza da quell’ep autoprodotto, 'I tendaggi del primo semestre' - il quale stoicamente trova ancora spazio tra i cd della mia automobile - ecco l’esordio ufficiale dei toscani Amore su Aiuola dischi.
'Tarzan contro l’Ibm' soddisfa le attese, anche se non proprio del tutto. Oltre a riproporre, giustamente, i due brani meglio riusciti dell’autoproduzione (“Le dighe dell’ENEL” e quel piccolo capolavoro di “Lapo68”, ormai hit estiva da lungo tempo), si ha un altalenante equilibrio tra brani perfettamente riusciti e altri buoni ma meno convincenti.
Quello che conta è che si tratta di un gran bel cd, allegro e scanzonato, suonato divinamente e con al suo interno vere e proprie gemme musicali, come la attualissima “Porco Diaz”, nella quale il tema del g8 genovese viene trattato con un’ironia totalmente inedita e coinvolgente accoppiata a scelte melodiche fenomenali, dando vita al brano migliore del disco; oppure come nell’intermezzo barocco “Riga gli sportelli” o nella freschissima cavalcata rock “L’uva passita”.
In definitiva un ottimo album, un altro accattivante biglietto da visita per gli Amore, sempre più sul punto di dare al pop italiano un vero e proprio capolavoro, con ironia, talento e intelligenza. |
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